(commento prof: bene, mancano solamente alcune date degli articoli.)
Introduzione

La repressione del presidente Assad, che secondo l’Onu ha provocato più di 8000 vittime, non accenna a diminuire. Il supermediatore Annan insiste e la Croce Rossa Internazionale lancia l'allarme: "Intervenite subito, le cose stanno precipitando"

di Giampaolo Pioli

Damasco, 19 marzo 2012 - La televisione di stato siriana parla di 3 ribelli e un agente dei servizi segreti uccisi negli scontri notturni di Damasco ma la notizia più importante è l’ammissione del regime che adesso si combatte anche nella capitale. E’ già guerra civile. La repressione del presidente Assad, che secondo l’Onu ha provocato più di 8000 vittime, mentre secondo i calcoli dell’opposizione i morti sono quasi 11.000 dei quali oltre 1000 bambini, non accenna a diminuire. Nemmeno dopo il secondo faccia a faccia tra il super mediatore Kofi Annan e Assad. Il tenace ex segretario generale dell’Onu che non si arrende, ieri ha rispedito a Damasco un team di 5 esperti che non se ne andranno se non avranno ottenuto un immediato cessate il fuoco e la risposta ai 6 punti del piano per la transizione che è stato presentato come un ultimatum.

La regia diplomatica di Annan da Ginevra si muove in parallelo con le grandi pressioni in Consiglio di Sicurezza alle Nazioni Unite

a New York in uno sforzo concentrico per portare Russia e Cina a sottoscrivere una nuova risoluzione che tuteli almeno le esigenze primarie della popolazione di molte aree assediate.La Croce rossa internazionale è uscita ieri da un vertice di Mosca col ministri degli esteri russo Lavrov il quale si è impegnato a sostenere almeno 2 ore al giorno di pausa nei combattimenti per consentire il recupero dei feriti e la distribuzione di acqua e generi alimentari di prima necessità alla popolazione. Potrebbe essere questa la base della nuova risoluzione Onu.

"Se non si interviene subito - dice Jacob Kalenberger il leader Croce Rossa internazionale - le cose potrebbero precipitare molto in fretta….".

I segnali che il regime di Assad stia gradualmente perdendo i pezzi ci sono tutti. Che lo voglia fare nel sangue anche. La scoperta di centinaia di pagine di documenti segreti fatti uscire dal paese da alcuni alti ufficiali che li hanno consegnati ai turchi, lasciano intendere che invece delle riforme Assad e il suo governo avevano intenzione di reprimere con la violenza tutti i focolai della rivolta come aveva fatto il padre-dittatore più di 30 anni fa. E’ proprio sulle misure urgenti invocate dalla Croce Rossa , da Annan e dal segretario generale dell’Onu Ban Ki moon che il Consiglio di Sicurezza frenato dalla minaccia di veto di Mosca e Pechino questa volta però potrebbe intervenire.

Il cinismo di Damasco secondo alcuni quotidiani turchi si sarebbe spinto ad offrire un baratto per il rilascio di due famosi giornalisti turchi contro la restituzione di uno dei generali siriani

che hanno abbandonato uniforme e uomini e si sono schierati con i ribelli sul versante opposto. I rifugiati in territorio turco sono più di 16.500. Nei campi profughi palestinesi alla periferia della capitale siriana ieri c’è stato un attentato e due leader della comunità sunnita sarebbero stati uccisi. Se non arriva un cessate il fuoco immediato la crisi si potrebbe trasformare in una tragedia umanitaria oltre che in un’inarrestabile carneficina.

di Giampaolo Pioli (Quotidiano.net)

Damasco accetta piano di pace Annanscontri fra ribelli e lealisti in Libano
Un portavoce dell'inviato speciale di Onu e Lega araba per risolvere la crisi nel Paese ha dato l'annuncio. "Importante passo in avanti". Testimoni, intanto, riferiscono di combattimenti nella zona rurale di al-Qaa: decine di soldati fedeli al regime di Assad hanno sconfinato, distruggendo case e fattorie, sparando. Violenze anche in diverse località siriane


Kofi Annan (reuters)



DAMASCO

- La Siria ha accettato il piano in sei punti dell'inviato di Onu e Lega Araba, Kofi Annan, per porre fine alla crisi in atto nel Paese. Lo ha annunciato un portavoce di Annan, citato dalla tv satellitare al Arabiya. Allo stesso tempo, però, testimoni riferiscono che le truppe fedeli a Bashar al Assad hanno sconfinato nel nord del Libano per distruggere una fattoria in cui avevano trovato rifugio i ribelli che combattono il regime. Ci sono stati combattimenti. La segnalazione viene da abitanti della zona rurale e montuosa libanese di al-Qaa, che si trova in prossimità della frontiera con la Siria. "Più di 35 soldati siriani hanno varcato il confine e hanno cominciato a distruggere case", ha raccontato un testimone. Altri testimoni hanno affermato che i militari, alcuni a bordo di blindati, hanno lanciato granate e scambiato raffiche di mitra con i ribelli.

Combattimenti tra esercito regolare e ribelli dell'Esercito libero siriano sono segnalati anche dall'Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh) in varie località della Siria, in particolare a Maaret al Numan, nella provincia nord-occidentale di Idlib. Qui, secondo l'Osdh, sono rimasti uccisi quattro soldati governativi e due donne. Violenze sono segnalate anche in diversi centri delle province di Hama e Homs. Oggi, a sorpresa, il presidente Assad ha fatto visita al quartiere di Baba Amr a Homs, bastione ribelle assediato per settimane
prima di essere ripreso il primo marzo dall'esercito 1.
A Bagdad giovedì si terrà il vertice della Lega araba per chiedere un "cambiamento pacifico del regime" in Siria, ma non le dimissioni di Assad. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri iracheno, Hoshyar Zibari, presentando i lavori del summit, che si terrà in Iraq per la prima volta dopo 22 anni. I Paesi arabi, ha sottolineato Zibari, esprimeranno "sostegno a un corso politico che porti a un cambiamento pacifico del regime, ma sotto la dirigenza siriana".
Il piano di Annan prevede l'interruzione dei combattimenti, il ritiro delle truppe lealiste e delle artiglierie pesanti dalle città teatro di scontri, un cessate il fuoco di due ore al giorno per motivi umanitari, l'accesso garantito a tutte le zone di conflitto, il rilascio di coloro che sono finiti in carcere negli oltre dodici mesi di durata dell'insurrezione. Gli sforzi di mediazione dell'ex segretario generale dell'Onu sono stati appoggiati anche dalla Russia, che nei giorni scorsi aveva parlato di ultima chance per evitare una guerra civile sanguinosa, e dalla Cina, che ha esortato "tutte le parti in Siria" a collaborare con Annan, oggi in missione a Pechino.
L'accettazione del piano di pace da parte di Damasco è "un importante passo iniziale, che potrebbe porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue", ha commentato Annan. E potrebbe "fornire aiuti, e creare un ambiente favorevole a un dialogo politico in grado di soddisfare le legittime aspirazioni del popolo siriano", si legge in una nota.
(27 marzo 2012)
Fonte: __http://www.repubblica.it/esteri/2012/03/27/news/siria_accetta_piano_pace_onu-32278434/__


Amnesty International


L'ampiezza delle torture e dei maltrattamenti ha raggiunto, secondo l'organizzazione per i diritti umani, un livello che non si vedeva da anni e che ricorda il periodo nero degli anni Settanta e Ottanta. Rilasciato un giorno prima dell'anniversario dell'inizio delle proteste di massa nel paese, intitolato "Volevo morire: parlano i sopravvissuti alla tortura in Siria", documenta 31 metodi di tortura e maltrattamenti praticati dalle forze di sicurezza, dai militari e dalle shabiha (le bande armate filo-governative) attraverso i racconti di testimoni e vittime che l'organizzazione per i diritti umani ha incontrato in Giordania nel febbraio di quest'anno. Molte vittime hanno dichiarato di essere state picchiate al momento dell'arresto. Il pestaggio è proseguito con l'haflet al-istiqbal("festa di benvenuto"), all'arrivo nel centro di detenzione, con pugni e percosse con bastoni, calci dei fucili, fruste e cavi di corda intrecciata. I nuovi arrivati vengono solitamente lasciati in mutande e talvolta tenuti all'aperto anche per 24 ore. Risulta ampio anche l'uso delle scariche elettriche durante gli interrogatori. Vittime di tortura hanno descritto ad Amnesty International tre metodi: la vittima o il pavimento della cella vengono bagnati d'acqua e poi viene sprigionata l'elettricità; la "sedia elettrica”, con gli elettrodi applicati alle parti del corpo; e l'uso di pungoli elettrici. Nel corso dell'ultimo anno paiono essere diventati più comuni anche le torture basate sul genere e la violenza sessuale. "Tareq" ha riferito ad Amnesty International che, nel luglio 2011, mentre era detenuto nella sede dei servizi segreti militari di Kafr Sousseh, a Damasco, è stato costretto ad assistere allo stupro di un altro prigioniero, "Khalid": "Gli hanno tirato giù i pantaloni. Aveva una ferita sulla coscia sinistra. L'ufficiale lo ha violentato contro il muro. 'Khalid' non poteva fare altro che piangere e batteva la testa contro il muro".
All'indomani dell'approvazione, mediante dichiarazione del presidente del Consiglio di sicurezza dell'Onu, del "piano in sei punti" proposto da Kofi Annan sulla Siria, Amnesty International ha sollecitato lo stesso Annan, il Consiglio di sicurezza e la Lega araba a includere nel mandato di un'eventuale missione Onu nel paese il compito di indagare e riferire sulle violazioni dei diritti umani, crimini contro l'umanità inclusi. La Commissione d'inchiesta del Consiglio Onu dei diritti umani, ha confermato le conclusioni delle ricerche di Amnesty International, secondo cui in Siria stanno avendo luogo crimini contro l'umanità. La raccolta di documentazione da parte di osservatori sarebbe pertanto essenziale, al fine di avviare procedimenti nei confronti dei responsabili, sia da parte della Corte penale internazionale che da parte di tribunali nazionali, sulla base del principio della giurisdizione universale, attraverso processi equi e senza il ricorso alla pena di morte. In precedenza, questo compito era stato affidato alla missione della Lega araba, che aveva accertato il rilascio di due terzi dei 7604 detenuti di cui le autorità siriane avevano annunciato la scarcerazione. Tuttavia, secondo informazioni attendibili, altri detenuti erano stati nascosti agli osservatori e migliaia di altri erano rimasti in carcere. Difensori dei diritti umani siriani hanno i nomi di oltre 18.000 persone attualmente in carcere e stimano che questa cifra rappresenti meno della metà del totale dei prigionieri. Il "piano in sei punti" prevede inoltre che il governo "cessi immediatamente l'avanzata delle truppe e l'uso di armi pesanti nei centri abitati e inizi il ritiro dai centri abitati e dai loro dintorni".
La Lega araba aveva tentato di verificare il ritiro di "tutti gli elementi armati" dalle città e dai quartieri residenziali. Secondo resoconti credibili, mezzi da combattimento erano tuttavia rimasti nelle zone abitate, nascosti nei cortili o ridipinti di bianco per camuffarne l'aspetto.
"Se questi sei punti venissero onorati in buona fede dal governo di Damasco, si tratterebbe di un passo avanti importante per migliorare i diritti umani dei siriani. Ma il principale obiettivo del governo, da quando un anno fa è iniziata la rivolta, è stato quello di stroncare l'opposizione quasi a ogni costo, in termini di vite umane e dignità. Questo piano necessita di un fondamentale cambio d'approccio".
Amnesty International ha ricevuto i nomi di oltre 7200 persone uccise nel corso delle proteste e della rivolta.


Corriere della sera la Siria


MILANO - «Due attentati terroristici si sono verificati questa mattina a Damasco», ha detto la televisione ufficiale siriana precisando che stando alle prime informazioni gli attacchi sono stati compiuti con due autobomba. Una terza esplosione sarebbe poi avvenuta a bordo di un autobus appartenente ad un campo dell'Esercito di liberazione della Palestina. Lo riporta la Cnn citando testimoni locali e specificando che la tv siriana di stato non ha confermato questa terza esplosione. Molti civili e diversi agenti delle forze dell'ordine sono rimasti uccisi: secondo il ministero della Salute siriano sarebbero almeno 27 i morti. Mentre 140 persone sono rimaste ferite. Di queste, alcune sarebbero in condizioni critiche.

FUMO NERO E SANGUE - Secondo la testimonianza di residenti, una delle esplosioni è avvenuta vicino ad un edificio dei servizi segreti dell'aeronautica militare siriana, mentre la seconda avrebbe colpito la sede della Sicurezza criminale, dipendente dal ministero degli interni e che si occupa tradizionalmente dei criminali comuni. Per la tv di Stato i quartieri coinvolti sono quello di al-Qasaa e di Duar al-Jamarik e secondo quanto riferisce l'agenzia ufficiale Sana, le autobombe sarebbero esplose attorno alle 7:30 locali (le 6:30 in Italia).

Renzi
Siria


Quello che sta accadendo ormai da mesi in Siria è spaventoso. La popolazione continua a manifestare contro il regime dittatoriale di Assad e puntualmente la polizia spara sulla folla. Soltanto oggi, una ventina di morti. Ma chi se ne accorge?

L’Europa, così sensibile al petrolio libico, si disinteressa di questo autentico massacro. La politica tace, ipnotizzata dalle Borse. Le istituzioni latitano. I G20 si celebrano a Cannes come sinistre parodie dello show business. Sono tutti occupati a parlare di denaro: non è tempo di diritti umani né di solidarietà.

Tempo addietro, lo scrittore Khaled Khalifa ha fatto circolare un appello internazionale in sostegno della popolazione del suo Paese, che si batte per la democrazia, perché cessassero gli arresti, le torture, il massacro. Molti intellettuali occidentali, fra cui il sottoscritto, hanno firmato quell’appello, ma a cosa è servito? I media ormai relegano le notizie provenienti da Damasco fra le brevi. I morti siriani non valgono un euro.

(L'espresso)




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