(commento prof: Bene la prima parte anche se potevate sintetizzare alcune parti, manca però un'analisi delle cause della rivolta. Nella parte "News sulla Libia" non avete citato le fonti degli articoli; manca una descrizione della situazione attuale in Libia, che sarebbe stata una notizia più importante e interessante da mettere sul nostro wiki.)

La primavera araba

La Primavera Araba è una serie di proteste ed agitazioni in corso nelle regioni del medio oriente e vicino oriente e del nord Africa. I paesi maggiormente coinvolti dalle sommosse sono l'Algeria, il Bahrein, l'Egitto, la Tunisia, lo Yemen, la Giordania, il Gibuti, la Libia e la Siria, mentre incidenti minori sono avvenuti in Mauritania, Arabia Saudita, Sudan, Somalia, Iraq, Marocco, Kuwait. In tutto il Paese della Libia, nel frattempo, secondo i media ufficiali, si tengono manifestazioni a sostegno del governo del leader Mu'ammar Gheddafi. Il 17 febbraio si registrano numerosi morti in accesi conflitti a Bengasi, città simbolo della rivolta libica che intende attuare la cacciata del capo del paese al potere da oltre quarant'anni. Nella data del 17 febbraio, proclamata la "giornata della collera", nell'est della Libia colpiscono i manifestanti causando morti e numerosi feriti. Il 21 febbraio la rivolta si allarga anche alla capitale Tripoli dove i contestatori danno fuoco a edifici pubblici.

La primavera araba (libica) di Gheddafi

Il Colonnello Mu'ammar Gheddafi
Il Colonnello Mu'ammar Gheddafi


Insoddisfatto del governo guidato dal re Idris I, il 26 agosto del 1969 guidò un colpo di stato contro il sovrano, che portò il 1º settembre dello stesso anno alla proclamazione della Repubblica, guidata da un Consiglio del Comando della Rivoluzione composto da 12 militari di tendenze panarabe filo-nasseriane. Gheddafi, che nel frattempo era stato nominato colonnello, si mise a capo del Consiglio instaurando un regime dittatoriale in Libia. Fece approvare dal Consiglio una nuova Costituzione, da lui definita araba, libera e democratica. In nome del nazionalismo arabo, egli nazionalizzò la maggior parte delle proprietà petrolifere straniere, espropriò ed espulse la comunità italiana residente nel paese, chiuse le basi militari statunitensi e britanniche, in special modo la base "Wheelus". La politica della prima parte del governo Gheddafi può essere definita come una "terza via" tra comunismo e capitalismo nella quale egli cercò di coniugare i principi del panarabismo con quelli della socialdemocrazia.Fra le primissime iniziative del governo di Gheddafi vi fu l'adozione di misure sempre più restrittive nei confronti della popolazione italiana che ancora viveva nella ex colonia, culminate col decreto di confisca del 21 luglio 1970 emanato per "restituire al popolo libico le ricchezze dei suoi figli e dei suoi avi usurpate dagli oppressori". Gli italiani furono privati di ogni loro bene, compresi i contributi assistenziali versati all'INPS e da questo trasferiti in base all'accordo all'istituto libico corrispondente, e furono sottoposti a progressive restrizioni finché furono costretti a lasciare il Paese entro il 15 ottobre del 1970. In politica estera, egli finanziò l'OLP di Yasser Arafat nella sua lotta contro Israele. Inoltre, propose spesso un'unione politica tra i tanti Stati islamici dell'Africa e, in particolare, caldeggiò un'unione politica con la Tunisia ai primi degli anni settanta ma la risposta negativa del presidente tunisino Bourguiba fece tramontare questa ipotesi. Nel 1977, grazie ai maggiori introiti derivanti dal petrolio, Gheddafi poté dotare la sua nazione di nuove strade, ospedali, acquedotti ed industrie. Sull'onda della popolarità, nel 1979 rinunciò a ogni carica politica, pur rimanendo l'unico leader del paese con l'appellativo di "guida della rivoluzione".Gheddafi ebbe una svolta politica negli anni ottanta: la sua indole anti-israeliana e anti-americana lo portò a sostenere gruppi terroristi, quali per esempio l'irlandese IRA e il palestinese Settembre Nero. Si rese anche responsabile del lancio di un missile contro le coste siciliane, fortunatamente senza danni. Divenuto il nemico numero uno degli Stati Uniti d'America, egli fu progressivamente emarginato dalla NATO. Inoltre, il 15 aprile 1986, Gheddafi fu attaccato militarmente per volere del presidente statunitense Ronald Reagan: il massiccio bombardamento ferì mortalmente la figlia adottiva di Gheddafi, ma lasciò indenne il colonnello, che era stato avvertito del bombardamento da Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio in Italia. Il 21 dicembre del 1988 esplodeva un aereo passeggeri sopra la cittadina scozzese di Lockerbie: perirono tutte le 259 persone a bordo oltre a 11 cittadini di Lockerbie. L'ONU attribuì alla Libia la responsabilità di questo attentato aereo e chiese al governo di Tripoli l'arresto di due suoi cittadini accusati di esservi direttamente coinvolti. Al netto e insindacabile rifiuto di Gheddafi, le Nazioni Unite approvarono la Risoluzione 748, che sanciva un pesante embargo economico contro la Libia, la cui economia era già in fase calante. Nel 1999, con la decisione della Libia di cambiare atteggiamento nei confronti della comunità internazionale, Tripoli consegnò i sospettati di Lockerbie: Abdelbaset ali Mohamed al-Megrahi fu condannato all'ergastolo nel gennaio 2001 da una corte scozzese, mentre Al Amin Khalifa Fhimah fu assolto.
Recentemente Gheddafi ha cambiato registro per ciò che concerne la politica estera: condannò l'invasione dell'Iraq ai danni del Kuwait del 1990 e successivamente sostenne le trattative di pace tra Etiopia ed Eritrea. Quando anche Nelson Mandela fece appello alla "Comunità Internazionale", a fronte della disponibilità libica di lasciar sottoporre a giudizio gli imputati libici della strage di Lockerbie e al conseguente pagamento dei danni provocati alle vittime, l'ONU decise di ritirare l'embargo alla Libia (primavera del 1999).
Nei primi anni duemila, gli ultimi sviluppi della politica libica di Gheddafi hanno portato ad un riavvicinamento agli USA e alle democrazie europee, con un parallelo allontanamento dall'integralismo islamico. Grazie a questi passi l'allora presidente statunitense George W. Bush decise di togliere la Libia dalla lista degli Stati Canaglia (in cui rimangono invece l'Iran, la Siria e la Corea del Nord) portando al ristabilimento di pieni rapporti diplomatici tra Libia e Stati Uniti.
La genesi e l'evoluzione del moto di protesta e della susseguente repressione hanno risentito della forte divisione interna alla Libia. Ad accentuare gli effetti della recrudescenza della sollevazione, infatti, sono risultati non secondari la frammentazione del paese tra tribù (se ne contano 140, tra cui 30 le maggiori), talvolta ostili all'unità della nazione, nonché lo iato molto forte tra la parte tripolitana e del Fezzan, fedeli al leader, e quella cirenaica, "storico focolare dell'opposizione al regime di Gheddafi". Il peso delle divisioni tribali non è stato, ciononostante, l'unico fattore coagulante del moto rivoltoso. A Tripoli, dove la maggioranza della popolazione non si identifica in nessuna tribù, come in altre parti della Libia, l'indignazione popolare è stata la principale leva della rivoluzione.
Dopo la conquista dell'indipendenza nel 1951 e gli incarichi di controllo amministrativo attribuiti dalla monarchia alle varie tribù, queste ultime si conquistarono ruoli di primo piano all'interno della politica libica. Successivamente, con la presa del potere da parte di Gheddafi, uno dei primi passi del consolidamento del regime fu la sottrazione del potere che la monarchia aveva demandato ai clan. L'impostazione ideologica del dittatore, inoltre, imponeva il passaggio dalla sclerosi di una società fossilizzata nelle tradizioni e nei riti clanici, alla nuova età del socialismo reale che, attraverso la "dittatura delle masse", conducesse al superamento dell'intermediazione dei partiti e delle tribù per assegnare al popolo (sebbene solo virtualmente) il potere decisionale. Successivamente il colonnello raggiunse delle intese con i clan, tali per cui rimediò alla sfaldatura del paese lungo linee di demarcazione tribali attraverso la cooptazione dei vertici dei clan.
Nel corso della rivolta contro Gheddafi sono stati i clan ad essersi sollevati, a differenza di quanto avvenuto durante l'insurrezione in Egitto, dove l'apporto dei giovani intellettuali assieme alla classe lavoratrice nel sostenere la fine del regime di Hosni Mubarak è apparso più incisivo e pressante di quanto non sia avvenuto nella sedizione libica. Né l'esercito ha giocato un ruolo chiave come nel vicino Egitto, in quanto esso qui si è diviso tra la solidarietà ai rivoltosi e la fedeltà al regime. Alle divisioni di natura etnica, si aggiungono quelle ideologiche tra gli oppositori del regime e i "rivoluzionari", eredi degli artefici della rivoluzione del 1969, organizzati nei "comitati". Costoro, che costituiscono la componente più vicina al rais, sono osservanti del libro verde del colonnello e si incaricano della "diffusione del pensiero jamahiriano nel mondo". All'interno degli stessi comitati tuttavia si segnala una frangia più moderata, vicina alle posizioni riformiste di uno dei figli di Gheddafi, Sayf al-Islam (in realtà poi rivelatosi nel corso della rivolta feroce fautore della soppressione della "primavera libica"). Accanto ai fedelissimi del regime e ai riformisti una terza componente precipua della consorteria al comando della Libia è rappresentata dai tecnocrati, gruppo elitario che cura gli interessi economici e finanziari del paese e che interagisce con le multinazionali estere nella gestione delle risorse naturali.
Fonti : Wikipedia
Yahoo Answer, Alessia



Dopo la morte di Gheddafi


Gheddafi è morto il 20 Ottobre 2011 a Sirte, la sua città natale.
Ci sono due versioni della sua morte: una di quelle è che sia stato trovato dai soldati
delle truppe americane, che gli abbiano sparato e poi lo abbiano picchiato.
L' altra invece dice che gli abbiano sparato e poi lo abbiano ucciso con un colpo alla testa dei soldati rivoluzionari.
Dopo la morte di Gheddafi è stato catturato suo figlio Sayf al-Islam che stava fuggendo dalla città .
Egli avrebbe dovuto prendere il posto del padre, come dittatore della Libia.

Il figlio di Gheddafi Sayf al-Islam
Il figlio di Gheddafi Sayf al-Islam


Ancora Gheddafi.
Ancora Gheddafi.


News sulla Libia


Libia: Profanate le tombe dei soldati italiani e britannici

(Reuters)
(Reuters)


Con un'azione vandalica apparentemente di stampo anti-islamico, sconosciuti armati hanno profanato le tombe dei soldati britannici e italiani caduti durante la Seconda Guerra Mondiale, nel cimitero di guerra di Bengasi. L'attacco, effettuato tra il 24 e il 26 febbraio, in piena luce del giorno e all'apparenza molto ben organizzato è stato filmato dagli uomini coinvolti e pubblicato su Internet.
Le riprese amatoriali mostrano uomini che in modo sistematico e senza alcuna fretta prendono a calci le lapidi disposte ordinatamente in righe e con le mazze spaccano le croci di pietra e metallo. Nel video si sente anche la voce di un uomo: «Questa è la tomba di un cristiano», dice lo sconosciuto mentre sradica una pietra tombale da terra; e un altro gli fa eco: «Questi sono cani». L'attentato è avvenuto a Bengasi, dove le truppe britanniche del Commonwealth combatterono duri scontri contro le forze tedesche e italiane, durante la guerra del 1939/45. Il governo ad interim, il Consiglio Nazionale Transitorio, il Cnt, ha annunciato che i responsabili saranno perseguiti.


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Il giorno dopo l'ennesima tragedia sulla rotta dei migranti, con 5 persone trovate morte su un gommone partito dalla Libia e diretto a Lampedusa, nel Canale di Sicilia si susseguono le segnalazione e mezzi aerei e navali setacciano le acque, ma domenica a Lampedusa non sono arrivati barconi e non ci sono stati avvistamenti, nonostante le condizioni del mare incoraggino i viaggi. E non ha finora avuto alcun esito la ricerca di un barcone che, secondo alcuni migranti che avevano dato l'allarme con un telefono satellitare, sarebbe naufragato in acque libiche.

Ancora chiuso il centro di accoglienza - Domenica dall'isola sono state portate via 167 delle 273 persone arrivate sabato in tre distinti sbarchi. I migranti, che erano stati provvisoriamente sistemati in un residence di Cala Creta, sono saliti sul traghetto "Palladio", diretto a Porto Empedocle. Sulla nave di linea, mentre era in navigazione, sono stati trasbordati anche i 107 soccorsi ieri in acque libiche dal rimorchiatore Asso 30. Nel residence ne restano poco più di cento. Finché i numeri sono questi, non si può parlare d'emergenza; ma se dovessero crescere, non ci sarà più il centro d'accoglienza ad accogliere i migranti, una struttura che sulla carta può ospitare 900 persone (è riuscita a contenerne anche duemila), ma che dallo scorso settembre è chiusa, dopo l'incendio appiccato da un gruppo di tunisini.

E' tensione con Malta - Mentre si teme che un'ondata di migranti simile a quella dello scorso anno (furono oltre 50 mila gli arrivi) possa riversarsi sulle coste italiane, Malta respinge l'accusa di non aver risposto alle segnalazioni comunicate ieri alle autorità de La Valletta dal nostro Paese, sostenendo di aver mandato nell'area aerei e mezzi militari. Sembra invece essersi risolta la questione del motopesca tunisino "Lofti", con 74 migranti a bordo, tra cui alcune donne, che si trova in acque Sar maltesi da due giorni. Le autorità de La Valletta hanno ordinato all'equipaggio di fare rotta verso Lampedusa, che e' il porto piu' vicino. Ma dopo che il governo italiano ha dichiarato "non sicuro" il porto delle Pelagie, i maltesi hanno inviato il peschereccio a dirigersi verso la Tunisia. Un incontro tra il ministro degli Esteri de La Valletta, Tonio Borg, e il suo omologo a Tunisi avvenuto in serata, avrebbe risolto la questione e l'imbarcazione avrebbe preso la rotta verso Sfax.

Sequestrati i beni della famiglia Gheddafi in Italia

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I finanzieri del Comando Provinciale Roma hanno sequestrato beni mobili ed immobili, quote societarie e conti correnti riconducibili alla famiglia dell'ex leader libico Gheddafi ed a membri del suo entourage per un valore complessivo di oltre un miliardo e cento milioni di euro. E' quanto comunicano le Fiamme Gialle. Fra gli assets patrimoniali sequestrati figurano partecipazioni azionarie in Unicredit, Eni, Finmeccanica, Fiat, Fiat Industrial, Juventus, nonché un immobile a Roma, 150 ettari di bosco localizzati nell'isola di Pantelleria (TP) e due motoveicoli, fra cui una Harley-Davidson.
I provvedimenti sono stati eseguiti dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma sulla scorta dei decreti emessi dalla Corte d'Appello capitolina nel contesto di una rogatoria internazionale emanata dal Tribunale Penale Internazionale de L'Aja nell'ambito del procedimento per crimini contro l'umanità nei confronti di Gheddafi, del figlio Sayf al-Islam e del capo dei servizi segreti Abdullah Al Senussi. Le investigazioni patrimoniali delle fiamme gialle di via dell'Olmata hanno consentito di individuare due società di finanziamento attraverso le quali gli esponenti del passato regime libico avevano nel tempo effettuato investimenti nel nostro Paese. La rogatoria della Corte Penale Internazionale de L'Aja, emanata nell'ambito del procedimento per crimini contro l'umanità avviato nei confronti del defunto leader libico e di esponenti del passato regime, ha il fine di cautelare il patrimonio degli imputati, che dovrà garantire forme di risarcimento per le vittime del regime di Gheddafi. L'iniziativa del Tribunale de L'Aja si inserisce in un più ampio contesto delineato da due decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e da due Regolamenti del Consiglio dell'Unione Europea in forza dei quali i predetti organismi, in relazione al precipitare della situazione in Libia, avevano richiesto alla Comunita' Internazionale il congelamento di tutti i fondi e delle risorse economiche appartenenti, possedute, detenute o controllate da Gheddafi o da soggetti a lui riconducibili.