(commento prof: Abbastanza bene, mancano però completamente i motivi della rivolta e non c'è nessuna data. Attenzione: non hai citato la fonte dalla quale hai recuperato le informazioni! Sotto i video potevi mettere delle didascalie per spiegare brevemente di che cosa trattano...)


SAMUELE TOFANI



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La primavera araba è una serie di proteste da parte di ragazzi di licei e università che stanno coinvolgendo principalmente Paesi come l’Algeria, il Bahrein, L’Egitto, la Tunisia, la Libia, la Siria mentre proteste minori stanno avvenendo in Mauritania, Arabia Saudita, Oman, Sudan. Queste proteste comprendono manifestazioni e anche l’autolesionismo. Questi moti in alcuni paesi hanno portato al cambiamento dei governi e sono stati definiti come vere e proprie rivoluzioni.
La rivolta egiziana ha coinvolto i giornalisti che hanno seguito gli eventi per riportarli al mondo. Molti dei reporter che erano presenti nel Cairo sono stati aggrediti dalle forze dell’ordine per far si che il resto del mondo non venisse a conoscenza di quello che succedeva in Egitto. Perciò i giovani che partecipano alle rivolte stanno facendo loro da giornalisti mettendo nei profili di Facebook le notizie su quello che veramente accadeva. Di conseguenza il governo ha cercato di sabotare Internet. Quindi i media in Egitto sono ancora controllati dal governo e spetta ai rivoluzionari far sapere al mondo cosa succede. Dopo 5 giorni di scontro gli egiziani cercano di proteggersi. La polizia si ritirava dalle strade, gli edifici erano in fiamme e ci sono stati 60 casi di stupro durante questo disordine. Gli egiziani erano armati di bastoni e rasoi. Diversi edifici governativi sono stati dati alle fiamme durante i giorni di proteste. Nelle città distrutte da un giorno di guerra, la piazza sfida ancora i carri armati. Sarebbero ormai già 100 i morti in queste giornate di proteste.
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Nel frattempo è stato instaurato un governo provvisorio capeggiato da un maresciallo. Adesso che Mubarack non c’è più, i cittadini egiziani non hanno ancora ottenuto quello che volevano: diritto di libertà, di voto e avere i generi alimentari di base.
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I giovani studenti sono di nuovo scesi in piazza per protestare pacificamente, ma questa volta è stata la polizia ad usare la violenza. Essa sta facendo uso di lacrimogeni contenenti una sostanza tossica in grado di uccidere la gente.
Il sogno dei ragazzi che sono stati protagonisti della protesta scoppiata lo scorso gennaio si sta scontrando da tre giorni con la dura repressione della polizia. I manifestanti, riuniti dallo scorso venerdì a piazza Tahrir, temono il protrarsi dell’esecutivo militare, chiedono le dimissioni dei vertici militari e il trasferimento del potere ad un esecutivo civile. A differenza però delle rivolte dello scorso luglio questa volta i manifestanti non hanno il sostegno dell’esercito ed il bilancio di ben 40 morti e più di 1.800 feriti, con il fronte della protesta in espansione anche ad Alessandria e Suez apre uno scenario inquietante e in contrasto con le speranze che avevano accompagnato la fine del regime di Mubarak. Piazza Tahrir, il luogo simbolo della primavera araba, ieri mattina ospitava una serie di ospedali da campo improvvisati dai manifestanti, come testimoniano le foto ricevute attraverso il videofonino da una manifestante egiziana. Nel pomeriggio di ieri si è appreso che la piazza si è andata riempiendo sempre di più nonostante il massiccio uso di lacrimogeni e di proiettili di gomma. Secondo il Ministro dell’Interno egiziano, Sami Sidhom, ad alimentare le proteste non sarebbero i giovani attivisti, ma una serie di delinquenti comuni infiltrati tra i manifestanti. Questi ultimi però hanno accusato l’esecutivo militare di influenzare i media, negando il coinvolgimento dei presunti infiltrati. Nella notte il Governo egiziano ha presentato le sue dimissioni, ma il vero problema resta l’esecutivo militare.